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Tirsomedia

Ufficio stampa
UFFICIO STAMPA
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Calannàrie Barèse Dumìle e ddèsce
calennaire_bareseCon immensa gioia comunico la pubblicazione del "Calannàrie Barèse Dumìle e ddèsce" giunto alla 14ª edizione. Unico e originale calendario entrato con merito nel mondo popolare barese rigorosamente scritto in dialetto con la traduzione in lingua italiana per specifici vocaboli e locuzioni arcaici recuperati o che non vengono quasi più pronunciati al giorno d’oggi.
Un almanacco che risalta il folclore in tutte le sue manifestazioni, soprattutto evidenzia la lingua scritta con una grafia uniforme e sempre più aggiornata grazie anche al pregevole volume di grammatica stampato nel dicembre 2005 «Il Dialetto di Bari» di Alfredo Giovine (indimenticabile cantore, punto di riferimento della storia, delle tradizioni e del dialetto) a cura di Felice Giovine, direttore responsabile del giornale locale "U Corrìire de BBàre".
Come accennato nelle precedenti edizioni, il “Calannàrie” è stato ideato per recuperare, salvaguardare, valorizzare, custodire il patrimonio culturale per la conoscenza individuale di un popolo, di un gruppo etnico grazie al proprio dialetto.
Dalla divulgazione della lingua natia è stato ideato il presente lavoro pensando ai nostri avi che da più di un secolo e mezzo hanno difeso e tramandatoci oralmente e per iscritto, l’idioma ricco di suoni ed espressioni, una vasta produzione di lemmi e locuzioni che aspettano di essere collocati in un lessico rispettando tutte le regole che formano un vero vocabolario o dizionario.
Quest’anno il calendario è illustrato con rubriche che accentuano ancora di più il dialetto: “A BBare”, poesie (versi liberi) estratte dalla raccolta di Gigi De Santis. “Chidde ggnore sò le lèttre”, (saggio di voci ed espressioni tipiche baresi); “Decève...” (la saggezza popolare accompagnata, mese per mese, da un nome di mestiere antico o moderno); “Andevìne u ndevenìidde”, gli indovinelli (la maggior parte inediti, alcuni ideati da Gigi De Santis) e “Quàtte riche sop’o dialètte” (riflessioni sul dialetto di noti cultori, dialettologi e linguisti baresi, pugliesi e italiani); le didascalie storiche e folcloristiche scritte in dialetto e in italiano, con il prezioso supporto dell’archivio
fotografico di Alfredo Giovine messo a disposizione dal figlio Felice, che quest’anno ha selezionato immagini che risaltano alcune fontane pubbliche (le più monumentali della città). La copertina è spettacolare. Risalta un evento storico (1908) della città di Bari a proposito dell’approvvigionamento dell’acqua in Puglia.
Un’altra peculiarità del calendario, attesa con molto interesse e curiosità, è la pagina «Centro Studi “Don Dialetto”» (Ricerca e Divulgazione della Cultura Popolare Barese) che si contraddistingue nel presentare alcune regole di grammatica confermando, modificando, correggendo le edizioni precedenti per un più corretto e aggiornato uso della lingua barese grazie agli studi personali (corsi di dialetto e della pubblicazione “Core de BBare” «Antologia della Poesia Dialettale Barese», WIP Edizioni, Bari, 2008, giunta alla 2ª edizione riveduta e aggiornata, stampata nell’ottobre 2009) e dal sopraccitato libro di grammatica «Il Dialetto di Bari».
Una produzione editoriale veramente unica nel suo genere che continua a essere plagiata goffamente da sedicenti cultori della baresità spacciandosi per esperti di dialetto e tradizioni; incompetenti sia per quanto riguarda l’ortografia dialettale, sia per il folclore e i cenni storici della città di Bari.
Mi piace riaffermare che il “Calannàrie Barèse” sin dal 1997 è stato ideato pensando di dedicarlo oltre ai baresi residenti in città e ai non baresi residenti nel capoluogo pugliese i quali si sono ben inseriti nella comunità, familiarizzando con gli abitanti e con il dialetto (identità di un popolo), anche ai baresi residenti nella regione Puglia, in Italia e all’estero.
È dedicato ben volentieri, con singolare ringraziamento, ai presidi e agli insegnanti delle scuole elementari, medie inferiori e superiori che richiamano l’attenzione e l’interesse a conoscere, con i loro studenti, la storia, il folclore, il dialetto di Bari.
Con particolare piacere è dedicato ai poeti, scrittori, musicisti e cantanti dialettali baresi. Ai pittori, scultori, fotografi e collezionisti baresi e pugliesi che possano suggerire elementi di baresità per la loro arte e lavoro.
Sono felice di dedicarlo ai direttori e operatori radiofonici e televisivi di emittenti locali e regionali, che promuovono trasmissioni dando il giusto spazio alle tradizioni popolari, al dialetto, alla città di Bari.
Lo dedico ai giornalisti della carta stampata che scrivono e utilizzano nei loro articoli vocaboli, frasi e locuzioni dialettali baresi.
Agli operatori di teatro (commediografi, registi, attori) che fanno uso del dialetto scrivendo e recitando con giusta dizione barese rappresentando lavori in vernacolo.
Con vivo entusiasmo dedico “U Calannàrie”, agli attori baresi di cinema e televisione che hanno l’opportunità di esprimersi in dialetto nei film, cortometraggi, scenette, monologhi, cabaret facendo conoscere e apprezzare il linguaggio locale oltre la nostra regione.
Una dedica speciale, la invio alle «Università della Terza Età» e alle associazioni culturali che continuano a favorire, nei loro programmi e attività didattiche, corsi di grammatica e tradizioni popolari baresi.
Non per ultimo, questo mio “Calannàrie” lo dedico con dovuto rispetto a tutte le attività commerciali, a coloro i quali usano il dialetto scritto e parlato durante il lavoro, in famiglia, in società; la lingua barese autentica, no quell’annacquata come si sente e si legge spesso in giro.
Una interessante e piacevole guida, come ho già scritto lo scorso anno, per avvicinare sempre più i baresi alla baresità, a quel concetto un po’ estraneo a certe orecchie che,
vuoi per ragioni cronologiche, vuoi per un certo diffuso snobismo, non sono poi mai state molto attente alle proprie radici. Una baresità vera, sana, sincera, non quella dei luoghi comuni o, peggio della retorica, non quella che induce alla facile e grassa risata, ma quella storica, che affonda le proprie radici culturali in tempi passati, lontani, che a noi, genitori e figli del Duemila deve essere dato riscoprire.
Ribadisco per l’ennesima volta la volontà di custodire il patrimonio linguistico del dialetto barese ponendo l’accento che, anche opere editoriali come questa contribuisce a mantenere viva la conoscenza e l'attenzione verso quest’importante tema, il dialetto che rispetta le regole grammaticali e non quello scritto con parole italianizzate compromettendo la dignità di un popolo nobile come quello di Bari.
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